VIETATO PENSARE: L’INCUBO DI ORWELL E’ GIA’ REALTA’


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di Enrica Perucchietti

«Conosco bene tutti gli argomenti contro la libertà di pensiero e di parola, gli argomenti che affermano che non può esistere e quelli che dicono che non dovrebbe esistere. Rispondo semplicemente che non mi convincono e che la nostra civiltà nell’arco di quattrocento anni si è basata sull’avviso opposto».

Siamo nel 1972: con trent’anni di ritardo viene pubblicato il breve saggio La libertà di stampadi George Orwell a cui appartiene questa citazione. Esso era stato scritto come introduzione al romanzo La Fattoria degli Animali, composto tra il 1943 e il 1944, ma pensato durante la guerra civile in Spagna (1936-1939), a cui l’autore aveva preso parte tra le fila del Partito Operaio di Unificazione Marxista prima che questo venisse sciolto. In quegli anni Orwell fu testimone del sabotaggio del governo proletario a opera del Partito Comunista spagnolo, supportato militarmente e finanziariamente dall’URSS di Stalin. Quell’esperienza, raccontata nel 1938 in Omaggio alla Catalogna, lo condusse a una graduale disillusione che avrebbe poi rielaborato nello scenario distopico 1984: qua la forma di dittatura sadica e cupa immaginata dall’autore è applicabile a tutte le società dove si combattono guerre perpetue, i Media sono in mano a pochi, la popolazione è controllata da misure draconiane e il passato viene falsato e modificato a piacimento grazie al Ministero della Verità (il Miniver in neolingua).

Tematiche straordinariamente attuali: basta una veloce rassegna stampa quotidiana per constatare a quale livello di isteria sia arrivata la battaglia contro le fake news e la sua strumentalizzazione per imbavagliare l’informazione alternativa. Oggi sembra che in Occidente l’obiettivo primario dei governi sia censurare il web e pertanto la libertà di espressione.

In 1984 il Miniver si occupa di falsificare l’informazione e la propaganda per rendere il materiale diffuso conforme alle direttive e all’ideologia del Socing. Il Grande Fratello, infatti, sottomette le menti dei cittadini tramite il “controllo della realtà”, ossia il bipensiero e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo. Il “controllo della realtà” e la falsificazione costante del passato servono a soggiogare il popolo tenendolo imprigionato in una forma di eterno presente: privo di memoria storica e senza più la capacità di usare la coscienza critica, l’uomo comune è costretto a crollare di fronte alla dissonanza cognitiva che viene indotta dal Grande Fratello, senza nemmeno accorgersi delle bugie a cui viene bombardato quotidiano. Dovrà quindi allinearsi completamente all’ortodossia, accettare e credere qualunque menzogna come dogma, anche qualora si dica che 2+2 fa 5.

Il peggior peccato che una persona può commettere è infatti lo psicoreato. Il Grande Fratello ha compreso che, per avere la totale sottomissione del popolo, deve penetrare nell’immaginario, nella mente di ogni cittadino per rimodellarla. Persino Winston verrà spremuto attraverso la tortura fino a “svuotarlo” per poter essere riempito dall’Ortodossia.

Il Partito studia e costruisce inoltre una neolingua dove i termini a disposizione siano così rarefatti e insignificanti da non permettere più a chi la usi di esprimere con parole concetti proibiti. La neolingua permette «di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero», rendendo di fatto «lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere».


Psicopolizia, bipensiero e neolingua insieme controllano le menti dei membri del Partito, rendendo letteralmente impossibile formulare concetti appartenenti al passato. Il ricorso a sempre nuovi neologismi creati ad arte permette di pensare non più con le parole, ma a far sì che siano le parole stesse a pensare per noi. Ciò avviene perché esse sono svuotate di significato, sclerotizzate così come la mente delle persone è diventata schizofrenica a furia di essere manipolata e di vivere in un eterno presente in cui la storia viene costantemente riscritta. Il linguaggio viene ridotto all’osso, le parole diventano gusci vuoti, ideali per veicolare i concetti del bipensiero.

A quasi settant’anni di distanza dalla pubblicazione del capolavoro orwelliano le tematiche cardine del romanzo sembrano più attuali che mai.

Il pensiero unico oggi non richiede ancora la censura violenta ma rende ogni individuo censore di sé stesso.

Oggi più che mai assistiamo a una denigrazione continua di quei liberi pensatori che si arrischiano ancora a mettere in discussione certe scelte o dinamiche promosse dal potere. Non sono più necessari i metodi violenti per disincentivare un giornalista o un intellettuale (o sono comunque rari): lo si screditerà fino a farlo vergognare dei propri pensieri, lo si deriderà facendogli rischiare persino multe o la galera, gli si renderà impossibile scrivere e lavorare, affamandolo.

Su un altro fronte si rende più solerte la battaglia contro lo psicoreato. Ogni giorno alcune parole vengono “vietate” e ne nascono di nuove: neologismi che si conformano al diktat del politicamente corretto e che impediscono di pensare “male” e di deviare dall’Ortodossia.

Come se non bastasse, l’attuale diatriba sulle cosiddette fake news ha portato alla promozione di un clima di isteria che potremmo definire una “caccia alle streghe 2.0”. In un pieno rigurgito di maccartismo, dove al posto dei comunisti vengono perseguitati coloro che non si allineano al pensiero unico, è in atto una campagna che da un lato strumentalizza la violenza e il cyber bullismo dei social e dall’altro, in piena modalità schizoide, fa uso di questi metodi per attaccare, dileggiare, denigrare e screditare i ricercatori e i giornalisti “alternativi”. Costoro, come anticipato, arriveranno a vergognarsi di ciò che pensano, abbracciando il silenzio o “dandosi alla macchia”. I meno coraggiosi preferiranno non prendere posizione lasciando che siano altri a combattere le battaglie per procura.

In questo caso l’opinione pubblica, sapientemente manipolata, sembra legittimare l’uso della forza, la denigrazione, il clima di intolleranza, arrivando persino ad accettare di introdurre, il reato di opinione: una forma di psicoreato orwelliano secondo cui verrebbe punita non più l’azione ma la libertà di espressione e ancora prima di pensiero.

Non si potrà più pensare male: i propri pensieri e le proprie emozioni dovranno allinearsi al pensiero comune, globale, globalizzato. Sarà semplicemente vietato pensare fuori dal coro: la mente di tutti noi sarà definitivamente sotto controllo. Apparentemente, per una “buona” causa. Saremo cioè stati convinti, gradualmente, e sull’ondata dell’indignazione collettiva, a ritenere giusto che si apportassero misure di restrizione al web.

Dopo la globalizzazione delle merci stiamo assistendo a una globalizzazione delle coscienze. Ciò continuerà ad avvenire finché non decideremo di riappropriarci del nostro pensiero critico, ribellandoci all’attuale dittatura del pensiero unico.

Fonte: interessenazionale.net

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